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IL FANTASMA DI VILLA MUFFA

"Dobbiamo a-andare a c-c-cercare una chiave a V-Villa M-Muffa?! Dai zio! Lo sai anche tu che quella villa è maledetta!"... ero terrorizzato. Non tutti sanno la leggenda di Villa Muffa. Era una casa appartenente ad un ricco vissuto negli anni ‘40-50. Entrai. -"Beah! Ora capisco perché viene chiamata così!!". C’era un odore di muffa orribile. Tutto era coperto di una sostanza verde: tavoli, poltrone, divani ed altre cose. Ma nessuno sa che dentro alla villa si aggirano, oltre che l’anima del ricco che morì di influenza pesantissima, i polargeist che sono fantasmi invisibili che fanno fluttuare e muovere gli oggetti. Per noi sono invisibili, sì, ma per i cani. . .  beh per i cani no, perché loro sentono la loro presenza. "Senti- disse mio zio- io non so proprio dove andare a cercare questa diavolo di chiave che mi hanno nascosto. Se non la troviamo al più presto non rivedrò mai più il mio patrimonio."

Ad un tratto, ecco un rumore proveniente da fuori la finestra .

La fioca luce che s’infiltrava nella finestra mi permetteva di vedere due energumeni che parlavano. Ma a parte loro, vidi un figuro grigiastro che si manifestava nella bambagia di Villa Muffa. Non chi fosse di preciso, ma ero sicuro che non fosse una normale persona “umana”. Era chiaramente lo spettro di Villa Muffa.

"Ehm. . . zio?!" -

"Che c’è nipote insulso e pusillanime?- disse sgarbato mio zio"

"Ho notato- cominciai- che nelle frasche di Villa Muffa si manifesta alcune volte un fantasma". Restammo fissi a guardare la finestra. D’un tratto un rumore dietro di noi. Notai anche che gli energumeni se n’erano andati. La maniglia cominciò a muoversi da sola. Noi ci rifugiammo dietro alla parete. La porta si aprì. Non c’era nessuno. La villa da dentro era almeno 1000 volte più inquietante che da fuori. Le scale che portavano al secondo piano erano immerse nell’oscurità. E il cielo d’un tratto divenne tempestoso. Salimmo le scale. La prima cosa che ci ritrovammo davanti fu una stella rossa circondata da candele e nel centro del cerchio un peluche rovinato. Passammo oltre. Ci ritrovammo in una stanzetta piccolissima. Ma la cosa inquietante fu che c’era anche un grammofono che suonava una canzone abbastanza inquietante. D’un tratto il silenzio. Davanti a noi c’era una caterva di pericolosi coltelli. E poi davanti a noi si manifestò il fantasma.

Aveva una faccia bruttissima. Se ne andò. Sul muro comparve la scritta “andatevene via se no non riuscirò mai a riposare in pace!”. Lo zio si inquietò. Davanti a noi c’era un lungo corridoio. Entrammo in bagno. Mi guardai allo specchio. Dietro di me, oltre allo zio, sembrava ci fosse anche un’altra persona. Mi girai, ma non vidi nessuno. E mentre noi cercavamo, della chiave nessuna traccia. - Eccola!!!- esclamò lo zio. La chiave era stata cucita dentro all’antico letto. Anche se lo zio mise sottosopra mezza casa la trovammo. Tornammo a casa. Aprimmo la cassaforte e – eeeeeeeeeeeeh?!?!?!- chiese lo zio.- "Dov’è finito il mio miliardo di dollari?!" era stato preso da un gruppo di manigoldi. Vedemmo un furgone, con dentro dei sacchi di soldi. Fermammo il furgone e chiamammo la polizia. Non rispose nessuno. Andammo alla stazione di polizia di persona e trovammo una bella sorpresa. Tutti i poliziotti erano morti. Uno dei poliziotti aveva con sé una pistola ed un taser elettrico. Io presi la pistola mentre lo zio il taser. Ma non c’era scampo. Tornammo al furgone e lo zio tolse di mezzo i ladri e si riprese i sacchi. Tornò a casa e vide con piacere che la cassaforte era nella stessa posizione. Mise dentro i sacchi.

Tornammo a Villa Muffa, stavolta non per cercare oggetti, ma per vedere se lo spettro era vero. Ma con nostra grande sfortuna scoprimmo che il fantasma era vero. Chiamammo subito i Ghostbusters. Con i loro zaini protonici riuscirono a vedere il fantasma. Ma non lo catturarono subito. Gli dissi che oltre allo spettro c’erano anche i poltergaist.

Acchiapparono prima i poltergaist e poi lo spettro. Andarono alla loro base e lo misero dentro al ghost-trap. Ora Villa Muffa fu restaurata e mio zio la fece diventare un bel ristorante.

 

Thomas Salmerini

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